Vietato licenziare!

da | Mag 16, 2020 | Diritto del lavoro | 0 commenti

Vietato licenziare!

 

Il decreto Rilancio, proroga di altri tre mesi il divieto di licenziamento fissando quindi al 17 agosto 2020 la data fino alla quale non è possibile cessare il rapporto di lavoro con i propri dipendenti. Ci sono però delle tipologie di licenziamento che non rientrano in tale divieto, vediamo quali:

  • I licenziamenti per “superamento del periodo di comporto”. Il periodo di comporto è quel periodo durante il quale il lavoratore si assenta dal lavoro per malattia o infortunio, conservando nel frattempo il diritto al mantenimento del proprio posto di lavoro.
  • I licenziamenti per inidoneità al lavoro, con il rispetto di tutte le prescrizioni di legge. Il datore di lavoro deve, in questo caso, dimostrare che la sopravvenuta inidoneità fisica del lavoratore impedisce l’adibizione dello stesso ad altro reparto aziendale anche ricercando in mansioni equivalenti. Inoltre, dove mansioni equivalenti non siano disponibili, il datore di lavoro deve aver accertato prima di procedere al licenziamento, che anche per mansioni inferiori non vi siano posti compatibili con lo stato fisico del lavoratore.
  • I licenziamenti dei lavoratori domestici che rimangono una forma di licenziamento cosiddetta “ad nutum”
  • I licenziamenti per raggiungimento del limite massimo di età per andare in pensione di vecchiaia
  • La risoluzione del rapporto di lavoro con l’apprendista alla fine del periodo di formazione.
  • I licenziamenti che dovessero avvenire nel particolare mondo dei lavoratori dello spettacolo, laddove nel contratto vi sia la “clausola di protesta” che regola tale fattispecie di licenziamento qualora lo stesso sia ritenuto inadatto alla parte
  • Il licenziamento dei dirigenti per “giustificatezza”. Ci aiuta in questo senso la Cassazione civile, sezione lavoro, con la sentenza nr. 23894 del 2/10/2018 laddove indica che il rapporto di lavoro con il dirigente non è soggetto alla disciplina della legge 604/1966 sui licenziamenti e che quindi il motivo della “giustificatezza”, non coincide con il giustificato motivo di licenziamento di cui all’articolo 3 della medesima legge.
  • I licenziamenti per “giusta causa”, che debbono seguire l’iter procedurale indicato dallo Statuto dei lavoratori di cui all’art. 7 della L. 300/70. La “giusta causa” è una motivazione di licenziamento richiamata dal datore di lavoro come causa di cessazione di rapporto lavoro con il proprio dipendente nei casi in cui questi abbia posto in essere un comportamento talmente grave per il quale si sia definitivamente e irreparabilmente leso il vincolo fiduciario che deve esservi tra le parti perché si possa avere un rapporto di lavoro profittevole per entrambi.
  • I licenziamenti per “giustificato motivo soggettivo” i quali seguono anch’essi l’iter previsto dall’articolo 7 della Legge 300/70 ma che alla base della motivazione adducono un comportamento meno grave di quello posto in essere dal lavoratore nel caso di “giusta causa” che comunque legittima il datore di lavoro all’attivazione della procedura di licenziamento con preavviso.
  • Rimangono quindi interessati dal divieto i licenziamenti per “Giustificato motivo oggettivo” (GMO) ovvero in tutti quei casi in cui il datore di lavoro decida di procedere a riduzione di personale per motivi tecnici, organizzativi e/o produttivi anche riguardo alla volontà di ridurre il costo del lavoro.

CdL Roberto Rossi

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