Debbo recuperare una somma al mio dipendente, come funziona?

da | Mag 16, 2018 | Diritto del lavoro, Dipendenti

Come si recupera una somma al dipendente!

Operativamente, che fare?

     

 

 

Può capitare che al proprio dipendente venga erogata una somma a qualsiasi titolo e successivamente ci si accorga che questa vada recuperata perché indebitamente erogata a suo tempo. Questo può accadere, ad esempio, in quei casi ove sia rimasta in vigore la reintegra del lavoratore;  si potrebbe verificare che il dipendente, una volta reintegrato sul posto di lavoro, restituisca il TFR che gli era stato erogato al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Il TFR al momento della erogazione veniva assoggettato a tassazione.

Nel momento in cui il datore di lavoro procede a ripetere la somma dal cedolino paga del lavoratore doeve inserire nel corpo del cedolino stesso una trattenuta di pari importo ( al lordo della ritenuta fiscale a sua volta effettuata al momento della erogazione della somma).

esempio:  A novembre 2017 il datore di lavoro licenzia il proprio dipendente ed eroga un TFR pari a 1.000 € lordi . Supponiamo che il TFR sia stato assoggettato a tassazione con un’aliquota pari al 20 %.  Il lavoratore riceverebbe 800 € e l’imposta pari a 200 €, verrebbe versata dal datore di lavoro al fisco.  Il lavoratore a seguito di sentenza viene reintegrato a maggio 2018 e il datore di lavoro procede a recuperare il TFR che aveva erogato al lavoratore a novembre 2017.

Quando il datore di lavoro procede ad effettuare questo recupero, inserisce nel corpo del cedolino paga una trattenuta a diminuzione del reddito del mese in cui procede al recupero per un importo pari a 1.000 € ( comprensivo della ritenuta IRPEF di 200 € ). Questo comporta, nel caso di restituzione di una somma precedentemente assoggettata a tassazione separata, un vantaggio per il dipendente sotto il profilo della imposizione fiscale perché, il TFR lordo pari a 1.000 € veniva assoggettato ad una aliquota agevolata mentre ora, il nuovo reddito che viene a formarsi nell’anno in corso viene diminuito di 1.000 € e viene assoggettato ad aliquote a scaglioni dove la minima è pari al 23%, ma tant’è! 

Procedura dal 2016: a decorrere dal periodo d’imposta 2016 i datori di lavoro, su richiesta dei lavoratori, (ai sensi dell’art. 10 comma 1 lettera d-bis del TU.I.R.) riconoscono la NON concorrenza delle somme di cui sopra e ancora non dedotte nel periodo d’imposta in cui sono state restituite, inserendo nella CU di competenza, ai punti ” somme restituite nell’anno” e ” residuo anno precedente” gli importi esatti.

Alcuni chiarimenti e specifiche:

L’amministrazione finanziaria ha precisato che:

  • l’onere deducibile è di ammontare pari all’importo delle somme che sono state in precedenza
    assoggettate a tassazione (circ. min. n. 326/E/1997);
  • al momento del recupero della somma (vedi casi di lavoratori reintegrati a cui è
    stato liquidato il TFR), la trattenuta effettuata determinerà una diminuzione dell’imponibile fiscale
    ordinario anche se le predette somme sono state tassate con modalità separata in anni
    precedenti (per esempio, TFR) (A.E., ris. n. 71/E/2008).
  • il recupero delle somme già assoggettate a tassazione negli anni precedenti deve essere effettuato
    al lordo della relativa ritenuta (A.E., ris. n. 110/E/2005);
  • tale disposizione è applicabile anche alla disciplina dei benefits, laddove il dipendente abbia corrisposto una somma per averne diritto (Circ. 326/E/1997).

Il dipendente, può farsi riconoscere le somme restituite al proprio datore di lavoro come NON concorrenti al reddito imponibile dell’anno in cui restituisce le suddette somme oltre che con richiesta diretta al proprio datore di lavoro anche:

  • tramite richiesta di rimborso  all’agenzia delle entrate, dell’importo determinato applicando all’intero ammontare delle somme “residue” l’aliquota corrispondente al primo scaglione di reddito (23%);
  • in sede di dichiarazione dei redditi relativa agli anni successivi tramite utilizzo di apposito campo.

Amministrazione finanziaria e giurisprudenza non concordano!

C’è da dire che l’amministrazione finanziaria e i datori di lavoro da un lato e la giurisprudenza dall’altro, non sono concordi sulla modalità di recupero di queste somme.

La diatriba sta nel considerare le somme a recupero al lordo oppure al netto della ritenuta IRPEF originariamente applicata. L’amministrazione finanziaria e i datori di lavoro propendono per la somma lorda (comprensiva della ritenuta originariamente applicata). I motivi potrebbero essere ad esmpio quelli contabili ( il ristoro del fondo TFR al lordo, vedrebbe il suo ricomporsi in maniera precisa).

Diverso è l’orientamento della giurisprudenza che propende per la somma netta assumendo come evidenza del fatto che la ritenuta non è mai entrata a far parte del patrimonio del dipendente, neanche per un momento!

 

CdL Roberto Rossi

 

 

 

 

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