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Quanti permessi al domestico?

Quanti permessi al domestico?

A quanti permessi ha diritto il tuo collaboratore domestico?

Spesso mi sento chiedere di inserire nel cedolino del domestico, ore di permesso retribuite ma il collaboratore domestico ha la possibilità di assentarsi ed essere retribuito solo  per alcune casistiche, vediamole insieme.

Innanzitutto vediamo il monte ore di permessi retribuiti che gli spettano:

  • I lavoratori conviventi a tempo pieno  per 16 ore all’anno
  • I lavoratori conviventi a par time 12 ore all’anno
  • I lavoratori non conviventi che svolgono un orario di lavoro superiore a 30 ore settimanali 12 ore all’anno
  • I lavoratori non conviventi che svolgono un orario di lavoro inferiore a 30 ore settimanali 12 ore all’anno riproporzionate secondo l’orario svolto

Ma vediamo anche le motivazioni per le quali possono assentarsi ed essere retribuiti.

Il contratto collettivo prevede che si possano assentare ed essere retribuiti solamente per visite mediche documentate. Deve altresì esserci la concomitanza dell’orario della visita con l’orario di lavoro anche parzialmente.

Il collaboratore domestico ha diritto anche ai 3 giorni per eventi gravi che eventualmente dovessero occorrere ai familiari che convivono con lui o a parenti fino al secondo grado.

Il lavoratore domestico padre, ha diritto a 2 giorni di permesso retribuito ( Art. 20 CCNL) in occasione della nascita del figlio o dell’inserimento di figlio adottivo

Il lavoratore domestico che dovesse appartenere ad organi direttivi di Organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL, possono usufruire di 6 giorni all’anno di permessi retribuiti. Il lavoratore domestico, in questo caso, dovrà darne comunicazione scritta al datore di lavoro con 3 giorni di anticipo, presentando una richiesta scritta di permesso firmata della Organizzazione sindacale alla quale appartiene.

Detto questo, il collaboratore può assentarsi dal posto di lavoro, in accordo con il proprio datore di lavoro, anche per altre motivazioni e per un monte ore concordato ma non verrà retribuito dal datore di lavoro per le ore non lavorate e non avrà neanche diritto, qualora convivente con il datore di lavoro, dell’indennità sostitutiva di vitto e alloggio.

CdL Roberto Rossi

La NASPI non va in soffitta! Se ne assumi uno ricevi incentivi economici

La NASPI non va in soffitta! Se ne assumi uno ricevi incentivi economici

Lo sai che se assumi un percettore di NASPI ricevi incentivi economici? 

NO? allora leggi qui.

E’ previsto un incentivo economico pari al 20% della indennità di disoccupazione che il percettore avrebbe percepito se fosse rimasto disoccupato, fino alla fine del periodo di durata della stessa.

Si è proprio così, vediamo chi sono i datori di lavoro che possono ricevere queso incentivo.

Sono tutti i datori di lavoro che senza esservi obbligati assumono percettori di NASPI, incluse:

  • Le cooperative che instaurano con i soci lavoratori, un rapporto di lavoro subordinato
  • Le imprese di somministrazione di lavoro con riferimento ai lavoratori destinati alla somministrazione.

Quali sono i lavoratori che sono agevolabili?

  • Sono coloro che già stanno percependo la NASPI
  • Quelli che ne hanno maturato il diritto ma ancora non la percepiscono

Ricordiamo che alla maturazione del diritto alla NASPI concorrono questi fattori:

  • Il lavoratore  per il quale è cessato il rapporto di lavoro deve poter vantare, nei 4 anni precedenti il periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione
  • Devono esservi almeno trenta giornate di lavoro effettivo negli ultimi 12 mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, indipendentemente dal minimale contributivo.

Per te che sei datore di lavoro e ti appresti ad assumere un percettore di NASPI o un avente diritto ricorda che:

  • Non puoi ricevere gli incentivi se assumi un tuo EX lavoratore licenziato da meno di 6 mesi
  • Nei 6 mesi precedenti l’assunzione che ti appresti a fare, non deve aver lavorato nenche per un’altra azienda a te collegata o che presenti assetti proprietari riconducibili a te, neanche collegate o controlate.

Imprenditore! Vogliamo vedere quali sono le condizioni che ti consentono di avere questo incentivo?

  • Il lavoratore percettore di NASPI, lo devi assumere a tempio pieno e INdeterminato (vale anche la trasfromazione a tempo pieno e indeterminato di un lavoratore  a termine per il quale era stato già avviato un rapporto di lavoro. Il lavoratore era titolare di NASPI)
  • Devi rispettare le regole in merito agli aiuti cosidetti “De Minimis”
  • Devi rispettare i principi generali di fruizione degli incentivi
  • Devi essere in regola con il versamento dei contributi

Quindi riepilognado, l’impresa deve:

  1.  Provvedere ad assumere a tempo pieno e inteterminato un percettore di NASPI o avente diritto ( o a trasformare)
  2. Verificare il rispetto dei limiti degli aiuti ” De minimis”
  3. Trasmettere alla sede INPS di competenza tramite il cassetto previdenziale nell’area riservata del portale, la dichiarazione di responsabilità ” DiResCo”, in modo da avviare il procedimento con il quale l’INPS determina l’imoprto dell’agevolazione da concedere e farsi assegnare, sempre dall’istituto, il codice 8D che verrà legato alla matricola aziendale e che sta a significare ” azienda avente diritto a questa particolare tipologia di incentivo”.

Puoi anche fare una DPA ovvero dichiarazione preventiva di agevolazione sempre dal cassetto previdenziale dell’azienda sul portale INPS per scongiurare dinieghi a posteriori dell’agevolazione.

Ricordati di :

  • ridurre l’importo mensile dell’agevolazione in maniera proporzionale se ci sono giornate non retribuite.
  • Di verificare che la somma a credito dell’azienda non superi l’importe della retribuzione compresi ratei
  • Di effettuare il conguaglio in UniEmens ( la denuncia contributiva mensile da inviare all’INPS) della somma che ti spetta coma incentivo

Buon incentivo!

CdL Rossi Roberto

Ticket sul licenziamento, sai come funziona?

Ticket sul licenziamento, sai come funziona?

Questo adempimento economico introdotto per  fare in modo che i datori di lavoro contribuiscano alla erogazione della NASPI ha una precisa regolamentazione, non è dovuto in alcune casistiche di cessazione di rapporto lavoro, mentre in altre si.

Allora vediamo come funziona.

Tutti i datori di lavoro che cessano un rapporto di lavoro (non vale per i datori di lavoro domestico), sono chiamati al versamento del contributo sul licenziamento.

Questo contributo è pari al 41% del massimale  mensile NASPI  per ogni 12 mesi di anzianità di servizio del lavoratore, fino ad un massimo di 3 anni .

Nel 2019 il massimale mensile NASPI è pari a 1.328,76 € quindi, il contributo sul                        licenziamento per cessazioni di rapporto di lavoro effettuate nel 2019 equivale a 544,79 € per ogni 12 mesi di lavoro effettuati. Va da se che per un’anzianità di servizio fino a 3 anni e oltre, il tetto massimo da pagare come contributo è  pari a 1.634,37 € .

Con decorrenza 01 gennaio 2018 il contributo è raddoppiato! per quei datori di lavoro che rientrano nell’ambito della CIGS e che effettuano licenziamenti collettivi.

Il calcolo del contributo va ragguagliato ai mesi  di effettiva anzianità di lavoro del prestatore.

Come ti dicevo sopra, alcuni eventi fanno si che debba essere effettuato il calcolo e alcuni eventi non lo prevedono. Vediamo in quali casi il datore di lavoro deve calcolare e versare il Ticket sul licenziamento:

  • Quando vi è un licenziamento per giusta causa (disciplinare grave)
  • Quando vi è un licenziamento per giustificato motivo oggettivo (motivi economici;tecnico/organizzativi/produttivi…)
  • Quando vi è un licenziamento per giustificato motivo soggettivo (disiplinare con preavviso)
  • Quando si licenzia per mancato superamento del periodo di prova
  • Quando vi sono licenziamenti collettivi
  • Quando il lavoratore di dimette per giusta causa ( addebito al datore di lavoro)
  • Quando a dimettersi è una lavoratrice durante il periodo di maternità
  • Quando il datore di lavoro NON intende proseguire un rapporto di lavoro con l’apprendista alla fine del periodo di formazione
  • Quando abbiamo una risoluzione consensuale a seguito di una procedura di conciliazione obbligatoria pre-licenziamento per giustificato motivo oggettivo
  • Quando abbiamo una risluzione consensuale per trasferimento del dipendente a sede disagiata

Il datore di lavoro non deve calcolare e quindi non deve versare il ticket quando:

  • abbiamo il caso di dmissioni volontarie diverese da quelle presentate per giusta causa
  • Quando vi è un licenziamento effettuato nell’ambito di un rapporto di lavoro domestico
  • Quando abbiamo licenziamenti di lavoratori iscritti all’INPGI
  • Nel caso di licenziamento di operai agricoli
  • Quando si licenziano lavoratori extracomunitari stagionali
  • In caso di decesso del lavoratore
  • Nei casi di licenziamento per fine lavoro nei cantieri edili
  • Nei cambi appalto dal datore che cessa il rapporto di lavoro, dove c’è riassunzione in carico al soggetto che subentra
  • Per licenziamento di apprendisti facenti parte della prima categoria ” apprendistato per la qualifica/diploma professionale, diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore”
  • Solo per gli anni dal 2020 al 2021, per le imprese che hanno usufruito della CIGS per i soggetti in situazione di crisi e che sono soggette a procedura fallimentare o ad amministrazione straordinaria

Se sei un datore di lavoro e stai per effettuare un licenziamento, tieni  a mente questi 4 step :

  • Controlla, sulla base delle indicazioni che ti ho elencato sopra, se rientri in una delle casistiche che prevedono il calcolo e pagamento del ticket
  • Fai il calcolo del dovuto tenendo presente l’anzianità di servizio del lavoratore
  • Versa il ticket sul licenziamento aggiungindo l’importo alla contribuzione che devi versare il mese successivo al licenziamento
  • Trasmetti la denuncia contributiva uniemens all’INPS comunicando il nominativo del lavoratore cessato

Presta attenzione anche alla data del versamento della somma dovuta a titolo di Ticket sul licenziamento, non la devi versare con il modello F24 con il quale versi i contributi del mese in cui si verifica la cessazione del rapporto di lavoro ma nel modello F24 da pagare entro il giorno 16 del secondo mese successivo a quello in cui si è verificato il licenziamento !

CdL Rossi Roberto

L’apprendistato non è un rapporto di lavoro a tempo determinato!

L’apprendistato non è un rapporto di lavoro a tempo determinato!

Mi capita spesso di vedere imprenditori che hanno una concezione errata in merito al contratto di apprendistato professionalizzante.

Lo credono un normale rapporto di lavoro a tempo determinato, con  il quale alla fine del periodo formativo dell’apprendista, pensano che lo stesso decada in maniera automatica.

Non è così!  Vediamo perché.

Al termine del periodo di formazione il datore di lavoro e l’apprendista sono liberi di recedere dal contratto, come previsto dall’articolo 2.118 del codice civile.

La cessazione del contratto avviene con preavviso, come accade per un qualsiasi ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Il periodo dal quale si cominciano a contare i giorni di preavviso decorre, dall’ultimo giorno di formazione previsto e non prima. Quindi, ad esempio, se è stato previsto che la formazione finisca il 20 luglio 2019, i giorni da calcolare come preavviso lavorato decorreranno da tale data.

Durante i giorni di preavviso lavorato, continua ad applicarsi la disciplina che regola i contratti di apprendistato e non quella che regola i rapporti di lavoro subordinato in relazione a lavoratori qualificati. Alla fine del periodo di preavviso avremo la cessazione del rapporto di lavoro, da comunicare al centro per l’impiego con apposita comunicazione.

Oltre a dircelo chiaramente l’articolo 41 comma 1 del  D.Lgs 81/2015 , il fatto che il contratto di apprendistato non sia un rapporto di lavoro a tempo determinato è sottolineato anche dal fatto che se nessuna delle parti recede alla fine del periodo di formazione, questo continua senza interruzione trasformandosi automaticamente in un rapporto di lavoro subordinato ordinario che prosegue con un lavoratore qualificato non più apprendista.

Il priodo formativo può ritenersi correttamente concluso solo se:

  • la durata del periodo previsto dal contratto collettivo di riferimento è stata rispettata
  • sono state portate a termine tutte le attività formative che prevedeva il piano formativo individuale dell’apprendista
  • la formazione fatta sia stata registrata su un registro dal datore di lavoro ( in attesa della istituzione del fascicolo elettronico)

CdL Roberto Rossi

 

Prendi le misure alla NASPI!

Prendi le misure alla NASPI!

Prendi le misure alla NASPI!

Sai a quanto ammonta?

 

La NASPI ( Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è calcolata tenendo presente alcuni parametri e non ha una durata fissa per tutto il periodo di percezione. Vediamo questo aspetto.

Ai fini della determinazione dell’importo e quindi per sapere quanto ti spetta, devi sapere che la NASPI non può superare il 75% della retribuzione che percepivi quando eri un lavoratore dipendente.

Questo però se la retribuzione che percepivi durante questo periodo, non andava oltre l’importo di 1.221,24 € . Se quello che percepivi da lavoratore come retribuzione, era di importo superiore a 1.221,24 € allora per calcolare l’importo che puoi aggiungere a quello che ti spetta a titolo di NASPI, devi prendere il 25% della differenza tra la retribuzione massima (1.221,24 € ) e la cifra che va oltre tale importo.

Comunque l’importo NASPI che puoi percepire non può essere superiore a 1.328,76 € .

La naspi dal 91 giorno di percezione si riduce del 3% ogni mese!

Ti faccio un esempio :

Poniamo il caso che il calcolo della la tua retribuzione mensile media degli ultimo 4 anni abbia dato come risultato 1.800 €

L’importo in questo caso è superiore al tetto (per il 2019 ) di 1.221,,24 €  quindi procedera a calcolare il 75 % di 1221,24 € che da un importo pari a 915,93 €.

Poi procederai a calcolare il 25 % della differenza tra 1.800 € e 1.221,24 = 578,76.   578,76 x 25%= 144,69

e poi sommerai la prima quota ottenuta 915,93  a 144,69  e otterrai 1.060,62 €  che è l’importo NASPI che ti spetta.

Se l’importo calcolato avesse dato come risultato un importo superiore a 1.328,76 € la tua NASPI si sarebbe fermata a questo tetto massimo applicabile.

Attenzione che la retribuzione sulla quale calcolare le percentuali non è data dall’importo del tuo ultimo cedolino paga ma dalla media degli ultimi 4 anni lavorati.

CdL Roberto Rossi

 

 

 

Lo sai che il domestico lo gestisci anche con il libretto di famiglia?

Lo sai che il domestico lo gestisci anche con il libretto di famiglia?

Se vuoi puoi gestire il collaboratore domestico anche con il libretto di famiglia. No non è una sorta di libretto postale ma la funzione che l’INPS mette a disposizione di chi vuole gestire la collaborazione lavorativa del domestico, attraverso questo strumento che, a determinate condizioni, può risultare comodo. Vediamo allora a cosa dobbiamo fare attenzione e come poter procedere. I paletti per il suo utilizzo innanzitutto sono quelli economici e più precisamente: è stato stabilito che ogni prestatore di lavoro ( in questo caso lavoratore domestico) non possa percepire più di 2.500 € annui dal medesimo datore di lavoro e 5.000 € annui, come totale da tutti i datori di lavoro con cui accende un rapporto di lavoro. E’ stato stabilito che ogni datore di lavoro, di contro, può erogare un massimo di 5.000€ in totale ma solo 2.500 € allo stesso lavoratore domestico. Per poter utilizzare la piattaforma “PrestO” ed utilizzare la funzione “libretto di famiglia”, il datore di lavoro domestico si deve iscrivere alla piattaforma INPS e appena ricevuti pin e password deve versare una somma come fondo al portafoglio elettronico. Per versare questa somma dovrà utilizzare il modello F24 ELIDE. Anche il prestatore di lavoro dovrà essersi registrato preventivamente alla piattaforma INPS e comunicato i dati anagrafici e l’IBAN per potersi vedere accreditate le somme che l’INPS pagherà a seguito delle prestazioni comunicate dal datore di lavoro. Di solito l’INPS paga entro il giorno 15 del mese successivo alla resa della prestazione effettuata dal domestico. Mentre per vedere accreditate le somme che il datore di lavoro versa nel portafoglio elettronico passano più o meno 7 giorni. Bisogna tenerne conto se non si vuole rimanere senza fondi e quindi senza possibilità di chiamare a lavorare il collaboratore! CdL Roberto Rossi