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Così non sbagliamo più l’aliquota dei contributi INPS

Così non sbagliamo più l’aliquota dei contributi INPS

Con la nuova funzione di ricalcolo dei contributi Andiamo più su sicuro!

L’INPS ha messo a disposizione sul portale la funzione di ricalcolo delle aliquote per le aziende con dipendenti del settore privato.

La funzione è raggiungibile sul portale dell’istituto dopo essersi loggati come azienda o intermediario, all’interno della voce di menù “UniEmens”.

Debbo dire che anche se l’aliquota che scaturisce dal calcolo non ha valore certificativo, questa nuova funzione ci agevola quando abbiamo a che fare con la selva di aliquote che l’istituto prevede vengano applicate a seconda dell’inquadramento riconosciuto all’azienda e a quello del lavoratore.

Quando apri la posizione aziendale presso l’INPS l’istituto, a seconda dei dati che gli hai fornito durante l’iscrizione e quelli che già possiede nella sua banca dati, ti attribuisce un inquadramento.

Attraverso questo certificato rilascia:

  • Il numero di matricola
  • Il settore di appartenenza
  • La calsse di appartenenza
  • La categoria
  • Il CSC (codice statistico contributivo)
  • Eventuali codici di autorizzazione

Ora, senza entrare nei dettagli di cosa sono questi elementi, sappiamo che  li devi utilizzare per cercare l’aliquota esatta che l’INPS attribuisce alle aziende in possesso delle attribuzioni appena elencate.

Le aliquote sono tante ed è facile sbagliare. C’è anche la variabile “lavoratore” della quale bisogna tener conto e che influisce sul tipo di aliquota da applicare.

Con questa funzione abbiamo la possibilità, inserendo i dati azienda :

  • la sede INPS
  • Il periodo di compentenza per il quale si vuole il riscontro dell’aliquota
  • Il CSC rilasciato dall’INPS in fase di apertura poszione
  • Eventuali codici autorizzazione
  • La media del personale in forza presso l’azienda
  • Codice accentramento (se c’è)

e quelli relativi al rapporto di lavoro in essere con lo specifico lavoratore:

  • Operaio, impiegato, dirigente ecc.
  • Se tempo pieno, part time ecc.
  • Tempi indeterminato, determinato, ecc.
  • Il tipo contribuzione
  • Il tipo lavoratore

di essere più tranquilli quando applichiamo un’aliquota INPS, anche e specialmente in riferimento a particolari tipologie di lavoratori.

La trovo utile!!

CdL Roberto Rossi

La NASPI non va in soffitta! Se ne assumi uno ricevi incentivi economici

La NASPI non va in soffitta! Se ne assumi uno ricevi incentivi economici

Lo sai che se assumi un percettore di NASPI ricevi incentivi economici? 

NO? allora leggi qui.

E’ previsto un incentivo economico pari al 20% della indennità di disoccupazione che il percettore avrebbe percepito se fosse rimasto disoccupato, fino alla fine del periodo di durata della stessa.

Si è proprio così, vediamo chi sono i datori di lavoro che possono ricevere queso incentivo.

Sono tutti i datori di lavoro che senza esservi obbligati assumono percettori di NASPI, incluse:

  • Le cooperative che instaurano con i soci lavoratori, un rapporto di lavoro subordinato
  • Le imprese di somministrazione di lavoro con riferimento ai lavoratori destinati alla somministrazione.

Quali sono i lavoratori che sono agevolabili?

  • Sono coloro che già stanno percependo la NASPI
  • Quelli che ne hanno maturato il diritto ma ancora non la percepiscono

Ricordiamo che alla maturazione del diritto alla NASPI concorrono questi fattori:

  • Il lavoratore  per il quale è cessato il rapporto di lavoro deve poter vantare, nei 4 anni precedenti il periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione
  • Devono esservi almeno trenta giornate di lavoro effettivo negli ultimi 12 mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, indipendentemente dal minimale contributivo.

Per te che sei datore di lavoro e ti appresti ad assumere un percettore di NASPI o un avente diritto ricorda che:

  • Non puoi ricevere gli incentivi se assumi un tuo EX lavoratore licenziato da meno di 6 mesi
  • Nei 6 mesi precedenti l’assunzione che ti appresti a fare, non deve aver lavorato nenche per un’altra azienda a te collegata o che presenti assetti proprietari riconducibili a te, neanche collegate o controlate.

Imprenditore! Vogliamo vedere quali sono le condizioni che ti consentono di avere questo incentivo?

  • Il lavoratore percettore di NASPI, lo devi assumere a tempio pieno e INdeterminato (vale anche la trasfromazione a tempo pieno e indeterminato di un lavoratore  a termine per il quale era stato già avviato un rapporto di lavoro. Il lavoratore era titolare di NASPI)
  • Devi rispettare le regole in merito agli aiuti cosidetti “De Minimis”
  • Devi rispettare i principi generali di fruizione degli incentivi
  • Devi essere in regola con il versamento dei contributi

Quindi riepilognado, l’impresa deve:

  1.  Provvedere ad assumere a tempo pieno e inteterminato un percettore di NASPI o avente diritto ( o a trasformare)
  2. Verificare il rispetto dei limiti degli aiuti ” De minimis”
  3. Trasmettere alla sede INPS di competenza tramite il cassetto previdenziale nell’area riservata del portale, la dichiarazione di responsabilità ” DiResCo”, in modo da avviare il procedimento con il quale l’INPS determina l’imoprto dell’agevolazione da concedere e farsi assegnare, sempre dall’istituto, il codice 8D che verrà legato alla matricola aziendale e che sta a significare ” azienda avente diritto a questa particolare tipologia di incentivo”.

Puoi anche fare una DPA ovvero dichiarazione preventiva di agevolazione sempre dal cassetto previdenziale dell’azienda sul portale INPS per scongiurare dinieghi a posteriori dell’agevolazione.

Ricordati di :

  • ridurre l’importo mensile dell’agevolazione in maniera proporzionale se ci sono giornate non retribuite.
  • Di verificare che la somma a credito dell’azienda non superi l’importe della retribuzione compresi ratei
  • Di effettuare il conguaglio in UniEmens ( la denuncia contributiva mensile da inviare all’INPS) della somma che ti spetta coma incentivo

Buon incentivo!

CdL Rossi Roberto

Ticket sul licenziamento, sai come funziona?

Ticket sul licenziamento, sai come funziona?

Questo adempimento economico introdotto per  fare in modo che i datori di lavoro contribuiscano alla erogazione della NASPI ha una precisa regolamentazione, non è dovuto in alcune casistiche di cessazione di rapporto lavoro, mentre in altre si.

Allora vediamo come funziona.

Tutti i datori di lavoro che cessano un rapporto di lavoro (non vale per i datori di lavoro domestico), sono chiamati al versamento del contributo sul licenziamento.

Questo contributo è pari al 41% del massimale  mensile NASPI  per ogni 12 mesi di anzianità di servizio del lavoratore, fino ad un massimo di 3 anni .

Nel 2019 il massimale mensile NASPI è pari a 1.328,76 € quindi, il contributo sul                        licenziamento per cessazioni di rapporto di lavoro effettuate nel 2019 equivale a 544,79 € per ogni 12 mesi di lavoro effettuati. Va da se che per un’anzianità di servizio fino a 3 anni e oltre, il tetto massimo da pagare come contributo è  pari a 1.634,37 € .

Con decorrenza 01 gennaio 2018 il contributo è raddoppiato! per quei datori di lavoro che rientrano nell’ambito della CIGS e che effettuano licenziamenti collettivi.

Il calcolo del contributo va ragguagliato ai mesi  di effettiva anzianità di lavoro del prestatore.

Come ti dicevo sopra, alcuni eventi fanno si che debba essere effettuato il calcolo e alcuni eventi non lo prevedono. Vediamo in quali casi il datore di lavoro deve calcolare e versare il Ticket sul licenziamento:

  • Quando vi è un licenziamento per giusta causa (disciplinare grave)
  • Quando vi è un licenziamento per giustificato motivo oggettivo (motivi economici;tecnico/organizzativi/produttivi…)
  • Quando vi è un licenziamento per giustificato motivo soggettivo (disiplinare con preavviso)
  • Quando si licenzia per mancato superamento del periodo di prova
  • Quando vi sono licenziamenti collettivi
  • Quando il lavoratore di dimette per giusta causa ( addebito al datore di lavoro)
  • Quando a dimettersi è una lavoratrice durante il periodo di maternità
  • Quando il datore di lavoro NON intende proseguire un rapporto di lavoro con l’apprendista alla fine del periodo di formazione
  • Quando abbiamo una risoluzione consensuale a seguito di una procedura di conciliazione obbligatoria pre-licenziamento per giustificato motivo oggettivo
  • Quando abbiamo una risluzione consensuale per trasferimento del dipendente a sede disagiata

Il datore di lavoro non deve calcolare e quindi non deve versare il ticket quando:

  • abbiamo il caso di dmissioni volontarie diverese da quelle presentate per giusta causa
  • Quando vi è un licenziamento effettuato nell’ambito di un rapporto di lavoro domestico
  • Quando abbiamo licenziamenti di lavoratori iscritti all’INPGI
  • Nel caso di licenziamento di operai agricoli
  • Quando si licenziano lavoratori extracomunitari stagionali
  • In caso di decesso del lavoratore
  • Nei casi di licenziamento per fine lavoro nei cantieri edili
  • Nei cambi appalto dal datore che cessa il rapporto di lavoro, dove c’è riassunzione in carico al soggetto che subentra
  • Per licenziamento di apprendisti facenti parte della prima categoria ” apprendistato per la qualifica/diploma professionale, diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore”
  • Solo per gli anni dal 2020 al 2021, per le imprese che hanno usufruito della CIGS per i soggetti in situazione di crisi e che sono soggette a procedura fallimentare o ad amministrazione straordinaria

Se sei un datore di lavoro e stai per effettuare un licenziamento, tieni  a mente questi 4 step :

  • Controlla, sulla base delle indicazioni che ti ho elencato sopra, se rientri in una delle casistiche che prevedono il calcolo e pagamento del ticket
  • Fai il calcolo del dovuto tenendo presente l’anzianità di servizio del lavoratore
  • Versa il ticket sul licenziamento aggiungindo l’importo alla contribuzione che devi versare il mese successivo al licenziamento
  • Trasmetti la denuncia contributiva uniemens all’INPS comunicando il nominativo del lavoratore cessato

Presta attenzione anche alla data del versamento della somma dovuta a titolo di Ticket sul licenziamento, non la devi versare con il modello F24 con il quale versi i contributi del mese in cui si verifica la cessazione del rapporto di lavoro ma nel modello F24 da pagare entro il giorno 16 del secondo mese successivo a quello in cui si è verificato il licenziamento !

CdL Rossi Roberto

L’apprendistato non è un rapporto di lavoro a tempo determinato!

L’apprendistato non è un rapporto di lavoro a tempo determinato!

Mi capita spesso di vedere imprenditori che hanno una concezione errata in merito al contratto di apprendistato professionalizzante.

Lo credono un normale rapporto di lavoro a tempo determinato, con  il quale alla fine del periodo formativo dell’apprendista, pensano che lo stesso decada in maniera automatica.

Non è così!  Vediamo perché.

Al termine del periodo di formazione il datore di lavoro e l’apprendista sono liberi di recedere dal contratto, come previsto dall’articolo 2.118 del codice civile.

La cessazione del contratto avviene con preavviso, come accade per un qualsiasi ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Il periodo dal quale si cominciano a contare i giorni di preavviso decorre, dall’ultimo giorno di formazione previsto e non prima. Quindi, ad esempio, se è stato previsto che la formazione finisca il 20 luglio 2019, i giorni da calcolare come preavviso lavorato decorreranno da tale data.

Durante i giorni di preavviso lavorato, continua ad applicarsi la disciplina che regola i contratti di apprendistato e non quella che regola i rapporti di lavoro subordinato in relazione a lavoratori qualificati. Alla fine del periodo di preavviso avremo la cessazione del rapporto di lavoro, da comunicare al centro per l’impiego con apposita comunicazione.

Oltre a dircelo chiaramente l’articolo 41 comma 1 del  D.Lgs 81/2015 , il fatto che il contratto di apprendistato non sia un rapporto di lavoro a tempo determinato è sottolineato anche dal fatto che se nessuna delle parti recede alla fine del periodo di formazione, questo continua senza interruzione trasformandosi automaticamente in un rapporto di lavoro subordinato ordinario che prosegue con un lavoratore qualificato non più apprendista.

Il priodo formativo può ritenersi correttamente concluso solo se:

  • la durata del periodo previsto dal contratto collettivo di riferimento è stata rispettata
  • sono state portate a termine tutte le attività formative che prevedeva il piano formativo individuale dell’apprendista
  • la formazione fatta sia stata registrata su un registro dal datore di lavoro ( in attesa della istituzione del fascicolo elettronico)

CdL Roberto Rossi

 

Prendi le misure alla NASPI!

Prendi le misure alla NASPI!

Prendi le misure alla NASPI!

Sai a quanto ammonta?

 

La NASPI ( Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è calcolata tenendo presente alcuni parametri e non ha una durata fissa per tutto il periodo di percezione. Vediamo questo aspetto.

Ai fini della determinazione dell’importo e quindi per sapere quanto ti spetta, devi sapere che la NASPI non può superare il 75% della retribuzione che percepivi quando eri un lavoratore dipendente.

Questo però se la retribuzione che percepivi durante questo periodo, non andava oltre l’importo di 1.221,24 € . Se quello che percepivi da lavoratore come retribuzione, era di importo superiore a 1.221,24 € allora per calcolare l’importo che puoi aggiungere a quello che ti spetta a titolo di NASPI, devi prendere il 25% della differenza tra la retribuzione massima (1.221,24 € ) e la cifra che va oltre tale importo.

Comunque l’importo NASPI che puoi percepire non può essere superiore a 1.328,76 € .

La naspi dal 91 giorno di percezione si riduce del 3% ogni mese!

Ti faccio un esempio :

Poniamo il caso che il calcolo della la tua retribuzione mensile media degli ultimo 4 anni abbia dato come risultato 1.800 €

L’importo in questo caso è superiore al tetto (per il 2019 ) di 1.221,,24 €  quindi procedera a calcolare il 75 % di 1221,24 € che da un importo pari a 915,93 €.

Poi procederai a calcolare il 25 % della differenza tra 1.800 € e 1.221,24 = 578,76.   578,76 x 25%= 144,69

e poi sommerai la prima quota ottenuta 915,93  a 144,69  e otterrai 1.060,62 €  che è l’importo NASPI che ti spetta.

Se l’importo calcolato avesse dato come risultato un importo superiore a 1.328,76 € la tua NASPI si sarebbe fermata a questo tetto massimo applicabile.

Attenzione che la retribuzione sulla quale calcolare le percentuali non è data dall’importo del tuo ultimo cedolino paga ma dalla media degli ultimi 4 anni lavorati.

CdL Roberto Rossi