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Hai controllato cosa dice il contratto collettivo che applichi? puoi risparmiare anche sugli straordinari!

Hai controllato cosa dice il contratto collettivo che applichi? puoi risparmiare anche sugli straordinari!

Vuoi sapere come risparmiare anche se chiedi al dipendente di fare ore di  straordinario?

Allora leggi qui!

Si lo so, ti sembrerà strano che puoi risparmiare anche se al dipendente chiedi di fare gli straordinari ma andiamo per gradi.

Si chiama ” flessibilizzazione dell’orario di lavoro

La disposizione legislativa che consente al datore di lavoro, attraverso la contrattazione collettiva, di riferire il normale orario di lavoro alla durata media delle prestazioni lavorative ad un periodo non superiore all’anno, apre la possibilità per il datore stesso di gestire in maniera flessibile e proficua l’orario di lavoro.

Cosa significa? Significa che il datore di lavoro attraverso una pianificazione dell’orario di lavoro può gestire in autonomia ( sempre con un occhio a quello che stabilisce la contrattazione collettiva a riguardo) i riposi e i periodi di lavoro facendo in modo che, pur restando ferma la prestazione media pari a 40 ore settimanali, vi possano essere settimane dove si lavora più di 40 ore e settimane dove si lavora meno di 40 ore.

Ti starai chiedendo, si va bé e il mio risparmio dov’è? 

Il risparmio sta nel fatto che alcuni contratti collettivi prevedono che, se il datore di lavoro opta per questo sistema e chiede di fare degli straordinari in determinati periodi dell’anno dove vi sono punte di lavoro più accentuato, può compensare in egual misura con dei riposi compensativi in altri periodi dove vi è meno necessità della presenza del dipendente.

Il tutto non pagando le ore di straordinario  perché compensate con i riposi oppure, pagando solo la maggiorazione.

Vediamo un esempio:

Sappiamo che in occasione di alcuni periodi di avvicinamento a feste particolari, i parrucchieri sono molto impegnati.

Cosa dice il contratto collettivo nazionale acconciatura ed estetica a riguardo?  A far data dall’ 8 settembre 2014 lo stesso consente ai datori di lavoro di effettuare diversi regimi di orario di lavoro in alcuni periodi dell’anno fino al raggiungimento delle 48 ore settimanali e per un massimo di 180 ore annue. A fronte di questo superamento il datore di lavoro entro 6 mesi o al massimo entro 12 mesi dal verificarsi dell’evento, concederà al lavoratore una egual misura di riposi compensativi.

Così facendo potrà remunerare le ore di straordinario con la sola maggiorazione del 10 % anziché del 25 % come previsto per le normali ore di straordinario fatte senza riposo compensativo. La maggiorazione va pagata nel mese in cui viene richiesto al lavoratore di effettuare lo straordinario.

Non male no? quindi occhio al contratto collettivo e risparmia dove puoi!!

 

CdL Roberto Rossi

 

 

 

Lo sapevi che il versamento dei contributi per i lavoratori dipendenti può avere un tetto?

Lo sapevi che il versamento dei contributi per i lavoratori dipendenti può avere un tetto?

Un tetto massimo all’imponibile contributivo?

Ebbene si, leggi questo articolo!

Per quei soggetti che non hanno anzianità contributiva al 31/12/1995 e che quindi vengono assunti per la prima volta con decorrenza 01/01/1996 e per coloro che eserciteranno l’opzione per il calcolo della pensione con il sistema contributivo, è stabilito che vige un tetto massimo imponibile di retribuzione sulla quale vanno versati i contributi AGO (assistenza generale obbligatoria) IVS (invalidità; vecchiaia e superstiti)

Per l’anno 2018 questo tetto è pari a 101.427,00€.  Questo valore è soggetto ogni anno a rivalutazione ISTAT sulla base dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di impiegati e operai.

Attenzione!  questo regime del tetto massimo cessa di essere in vigore per quei lavoratori che, nonostante siano stati assunti per la prima volta dopo il 31 dicembre 1995, facciano richiesta tramite domanda all’INPS di riscatto o di accredito di periodi figurativi. Quindi dal mese successivo a quello di presentazione della domanda la retribuzione imponibile di questi lavoratori cessa di avere un tetto massimo sul quale calcolare i versamenti. Il lavoratore è obbligato a comunicare al datore di lavoro che ha presentato la domanda di riscatto o di accredito.

E’ opportuno che ogni datore di lavoro al momento dell’assunzione, acquisisca una dichiarazione di non esistenza  di periodi di iscrizione a previdenza obbligatoria  fino al 31/12/1995. Questo ai fini del corretto adempimento degli obblighi contributivi del datore stesso.

Il massimale non lo possiamo frazionare a mese e pertanto andrà versata la normale contribuzione calcolando TUTTA la retribuzione imponibile fino al mese in cui la somma delle retribuzioni dell’anno non supera il massimale, dopodiché sulla parte eccedente non si versa altro, compreso il contributo aggiuntivo IVS dell’ 1% che scatta per retribuzioni imponibili che superano la soglia dei 46,630,00 €.

Dal discorso del tetto massimo è esclusa tutta l’altra contribuzione dovuta ai fini previdenziali e assistenziali.

 

 

CdL Roberto Rossi

 

 

 

Debbo recuperare una somma al mio dipendente, come funziona?

Debbo recuperare una somma al mio dipendente, come funziona?

Come si recupera una somma al dipendente!

Operativamente, che fare?

     

 

 

Può capitare che al proprio dipendente venga erogata una somma a qualsiasi titolo e successivamente ci si accorga che questa vada recuperata perché indebitamente erogata a suo tempo. Questo può accadere, ad esempio, in quei casi ove sia rimasta in vigore la reintegra del lavoratore;  si potrebbe verificare che il dipendente, una volta reintegrato sul posto di lavoro, restituisca il TFR che gli era stato erogato al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Il TFR al momento della erogazione veniva assoggettato a tassazione.

Nel momento in cui il datore di lavoro procede a ripetere la somma dal cedolino paga del lavoratore doeve inserire nel corpo del cedolino stesso una trattenuta di pari importo ( al lordo della ritenuta fiscale a sua volta effettuata al momento della erogazione della somma).

esempio:  A novembre 2017 il datore di lavoro licenzia il proprio dipendente ed eroga un TFR pari a 1.000 € lordi . Supponiamo che il TFR sia stato assoggettato a tassazione con un’aliquota pari al 20 %.  Il lavoratore riceverebbe 800 € e l’imposta pari a 200 €, verrebbe versata dal datore di lavoro al fisco.  Il lavoratore a seguito di sentenza viene reintegrato a maggio 2018 e il datore di lavoro procede a recuperare il TFR che aveva erogato al lavoratore a novembre 2017.

Quando il datore di lavoro procede ad effettuare questo recupero, inserisce nel corpo del cedolino paga una trattenuta a diminuzione del reddito del mese in cui procede al recupero per un importo pari a 1.000 € ( comprensivo della ritenuta IRPEF di 200 € ). Questo comporta, nel caso di restituzione di una somma precedentemente assoggettata a tassazione separata, un vantaggio per il dipendente sotto il profilo della imposizione fiscale perché, il TFR lordo pari a 1.000 € veniva assoggettato ad una aliquota agevolata mentre ora, il nuovo reddito che viene a formarsi nell’anno in corso viene diminuito di 1.000 € e viene assoggettato ad aliquote a scaglioni dove la minima è pari al 23%, ma tant’è! 

Procedura dal 2016: a decorrere dal periodo d’imposta 2016 i datori di lavoro, su richiesta dei lavoratori, (ai sensi dell’art. 10 comma 1 lettera d-bis del TU.I.R.) riconoscono la NON concorrenza delle somme di cui sopra e ancora non dedotte nel periodo d’imposta in cui sono state restituite, inserendo nella CU di competenza, ai punti ” somme restituite nell’anno” e ” residuo anno precedente” gli importi esatti.

Alcuni chiarimenti e specifiche:

L’amministrazione finanziaria ha precisato che:

  • l’onere deducibile è di ammontare pari all’importo delle somme che sono state in precedenza
    assoggettate a tassazione (circ. min. n. 326/E/1997);
  • al momento del recupero della somma (vedi casi di lavoratori reintegrati a cui è
    stato liquidato il TFR), la trattenuta effettuata determinerà una diminuzione dell’imponibile fiscale
    ordinario anche se le predette somme sono state tassate con modalità separata in anni
    precedenti (per esempio, TFR) (A.E., ris. n. 71/E/2008).
  • il recupero delle somme già assoggettate a tassazione negli anni precedenti deve essere effettuato
    al lordo della relativa ritenuta (A.E., ris. n. 110/E/2005);
  • tale disposizione è applicabile anche alla disciplina dei benefits, laddove il dipendente abbia corrisposto una somma per averne diritto (Circ. 326/E/1997).

Il dipendente, può farsi riconoscere le somme restituite al proprio datore di lavoro come NON concorrenti al reddito imponibile dell’anno in cui restituisce le suddette somme oltre che con richiesta diretta al proprio datore di lavoro anche:

  • tramite richiesta di rimborso  all’agenzia delle entrate, dell’importo determinato applicando all’intero ammontare delle somme “residue” l’aliquota corrispondente al primo scaglione di reddito (23%);
  • in sede di dichiarazione dei redditi relativa agli anni successivi tramite utilizzo di apposito campo.

Amministrazione finanziaria e giurisprudenza non concordano!

C’è da dire che l’amministrazione finanziaria e i datori di lavoro da un lato e la giurisprudenza dall’altro, non sono concordi sulla modalità di recupero di queste somme.

La diatriba sta nel considerare le somme a recupero al lordo oppure al netto della ritenuta IRPEF originariamente applicata. L’amministrazione finanziaria e i datori di lavoro propendono per la somma lorda (comprensiva della ritenuta originariamente applicata). I motivi potrebbero essere ad esmpio quelli contabili ( il ristoro del fondo TFR al lordo, vedrebbe il suo ricomporsi in maniera precisa).

Diverso è l’orientamento della giurisprudenza che propende per la somma netta assumendo come evidenza del fatto che la ritenuta non è mai entrata a far parte del patrimonio del dipendente, neanche per un momento!

 

CdL Roberto Rossi

 

 

 

 

Perché mi pagano sempre per 26 giorni?

Perché mi pagano sempre per 26 giorni?

La paga mensilizzata

Perché sono sempre 26 giorni!

     

 

 

Molti dipendenti delle aziende che assisto e anche i titolari delle aziende stesse mi chiedono spesso: perché il cedolino paga è rapportato a 26 giorni nonostante ci siano mesi da 30, 31 o 28 giorni ma non ne esistono da 26?

Risposta: è una convenzione !

In Italia come intervallo di tempo sul quale basare la retribuzione utilizziamo:

  • 15 giorni
  • 7 giorni
  • la giornaliera
  • 14 giorni

ma quello più comune è sicuramente il mese. La retribuzione è rapportata alla durata del periodo di paga e in generale riguarda , gli impiegati, gli intermedi e i dirigenti. Con la mensilizzata al dipendente spetta una retribuzione che non dipende dalle ore lavorate purché lo stesso abbia lavorato per il mese intero ovvero, debba essere retribuito per il mese intero nonostante si sia assentato a causa di assenze che vanno comunque retribuite come le ferie, i permessi retribuiti ecc.

Il calcolo dei 26 giorni segue questa logica: posto che

  • un orario di lavoro settimanale è basato su 6 giorni
  • in un anno ci sono 52 settimane
  • abbiamo 6 giorni x 52 settimane = 312 giorni di lavoro annui
  • 312 giorni : 12 mesi = 26 giorni di lavoro mensili.

Ecco perché i cedolini paga sono parametrizzati su questo monte giorni. Anche la maggior parte dei CCNL stabiliscono infatti, la paga giornaliera dividendo per 26 la retribuzione lorda mensile stabilita.

Questa logica di calcolo vale anche per chi svolge 5 giorni di lavoro a settimana invece che 6 ( la famosa settimana corta)

 

CdL Roberto Rossi

 

 

 

 

Se sono socio di una società posso essere anche dipendente?

Se sono socio di una società posso essere anche dipendente?

Socio di una società e dipendente?

Leggi come funziona!

     

 

Ti trovi a dover risolvere il problema della gestione del socio che deve essere inquadrato come lavoratore subordinato ma non sai da dove cominciare?

Facciamo chiarezza!

Intanto dobbiamo distinguere di che tipo di società parliamo:

Società di persone

( S.s. Società semplici, S.n.c. Società in nome collettivo, S.a.s. Società in accomandita semplice)

Il lavoro subordinato, in via eccezionale per la S.n.c., è possibile se l’attività è prestata sotto il controllo gerarchico dell’altro socio e se l’attività che presta il socio lavoratore/subordinato, non coincide con l’oggetto societario. E’ comunque esclusa la possibilità di essere “anche lavoratore subordinato”, in qualsiasi tipo di società di persone, per il socio che è già amministratore. (Cass. 11.1.1999, n. 216). Non è raro imbattersi in S.a.s. dove i soci accomandanti, che non gestiscono i fatti amministrativi della società, siano inquadrati anche come lavoratori subordinati. Il fatto di partecipare e prendere decisioni più o meno importanti per la vita aziendale di per se non osta alla configurabilità di un rapporto di lavoro subordinato ma va valutato caso per caso il reale assoggettamento del lavoratore subordinato al potere decisionale aziendale.

Società di capitali

(S.r.l. Società a responsabilità limitata, S.r.l.s Società a responsabilità limitata semplificata, S.p.a. Società per azioni, S.a.p.a. Società in accomandita per azioni 

Vanno distinte le cariche che il socio riveste nella società.

  • Socio di maggioranza senza cariche sociali : è ammissibile un rapporto di lavoro subordinato, con tutte le precauzioni del caso in merito alla dimostrabilità del reale assoggettamento del socio lavoratore/ subordinato al potere decisionale aziendale. L’assoggettamento del socio lavoratore/subordinato al potere decisionale aziendale non è facilmente dimostrabile quando lo stesso detiene la maggioranza delle quote societarie. (Cass. n. 8890 del 28.11.1987 e Cass. n. 21759 del 17.11.2004; contro Cass. n. 21076/2004);
  • Socio amministratore: non è ammissibile un rapporto di lavoro subordinato ne in caso di assunzione di tutti i poteri societari (Cass. del 3.4.1990, n. 2679), ne in caso di esercizio disgiunto dei poteri sociali dagli altri eventuali amministratori (Cass. del 9.4.1999, n. 3483)
  • amministratore delegato: è ammissibile un rapporto di lavoro subordinato se questo non rientra nell’ambito dell’oggetto sociale e se lo stesso è sottoposto al controllo del Cda (Cass. 21759/2009)
  • amministratore unico:  la carica non è compatibile in nessun modo con qualsiasi forma di lavoro subordinato (Cass.
    pen. 24.3.1992)

 

CdL Roberto Rossi